Lo sviluppo analogico ai tempi della quarantena | BeRaw Photography


Lo sviluppo analogico ai tempi della quarantena

05 Aprile 2020

Tante opinioni e discorsi riguardo la situazione dovuta all'attuale pandemia, in molti abbiamo dovuto in qualche modo riscrivere le nostre abitudini. Per non abbatterci troppo cerchiamo di rissolevarci l'umore pensando alla notevole quantità di tempo libero generatosi per dare sfogo alle nostre passioni. Da fotografi non potevamo esimerci dal pubblicare qualcosa di inerente. La fotografia a pellicola è da sempre parte del nostro background. Siamo nel 2020, e il sopravvento del digitale, in un primo periodo almeno, ha fatto sparire o quasi dalla circolazione i 'rullini' da 35mm e quelli da 120. Questo articolo non si pone la pretesa di insegnare nozioni di camera oscura, tecnicamente l'argomento sarà trattato in maniera essenziale, ma ha come obiettivo quello di trasmettere le emozioni suscitate da questo "rituale".
Bene partiamo!!!

Il quaderno dove sono riportate tutte le fasi e i successi

La prima considerazione da fare è quella relativa al quaderno, un taccuino sempre a portata di mano dove poter annotare le fasi di sviluppo, i chimici e la loro data di apertura, i tempi usati e quante agitazioni sono state fatte, oltre naturalmente al tipo di pellicola sviluppata e ad un riferimento per identificarla nel tempo. Nel 'diario di bordo' saranno annotati, ahimè, anche i vari fallimenti che aiuteranno nella crescita dell'apprendimento della darkroom. La pellicola tutta trasparente, perché non sviluppata è il peggior risultato che si possa ottenere.

Tutto pronto per lo sviluppo della pellicola

Nelle immagini non trovate i momenti del caricamento della pellicola nella tank in quanto è un operazione che va fatta al buio completo, nemmeno gli ISO della vostra reflex o mirrorless più potente riusciranno a fare foto in quella fase. In futuro stiamo pensando di fare un piccolo tutorial al riguardo utilizzando pellicole tester. La Ilford Delta 400 in oggetto è stata sviluppata in R09 one shot, la scelta è ricaduta su questo chimico ormai prossimo alla scadenza, e se questa cosa una volta poteva non preoccupare, la ricetta odierna invece si conserva molto meno di quella storica prodotta dalla Agfa. La comoda boccettina può essere economicamente vantaggiosa per chi sviluppa pochi rulli al mese viste le sue esigue quantità. Una buona abitudine è quella di sciacquare la pellicola in modo da rimuovere eventuale polvere entrata nel momento del caricamento della tank.

Il negativo sviluppato appeso ad asciugare in tutta la sua bellezza

Per la cottura nel brodo (gergo che indica la soluzione dal vago colore che rimanda alla preparazione culinaria) si è utilizzata una proporzione 1+25 (1 parte di R09 e 25 parti di acqua) e un tempo di 8:00 come da bugiardino R09. Come conta secondi si è utilizzato un cellulare. Particolare attenzione va data ai tempi e alla temperatura del chimico, in questo caso rigorosamente a 20°. Il timer parte con le prime gocce di liquido che entrano nella tank.
Anche se lo si fa da tanto tempo l'emozione è tanta, il processo ha inizio e non si torna indietro.

L'agitazione della tank è fondamentale per uno sviluppo corretto

Le agitazioni sono state effettuate in questo ordine, primi 60 secondi continuamente, poi ogni 30 secondi per 10 secondi. Questa è una fase importante che aiuta il liquido a penetrare in ogni meandro della pellicola avvolta a spirale ma ha anche una funzione sulla resa finale delle immagini impressionate. Finito il tempo si svuota la tank in un contenitore che poi andrà portato ad un centro di raccolta rifiuti speciali con le etichette che descrivono il contenuto. Lo stop è stato fatto con acqua corrente. Anche nel passo successivo, il fissaggio, le agitazioni devono essere fatte ma questa volta solo per un motivo di distribuzione del chimico e non di resa.

Risciacquo finale dopo il fissaggio

Il risciacquo: Qui tutto il fissaggio deve essere tolto e non può rimanerne traccia, se così non fosse negli anni si avrebbe un'azione chimica sul poliestere di cui è composta la pellicola, quindi è necessario provvedere a delle piccole accortezze affinchè al negativo sia garantita lunga vita. Da sempre sostenitori del metodo ilford, che consiste nel riempire di acqua la tank e agitarla rispettando delle sequenze:

  • si riempe, si fanno 5 agitazioni si svuota
  • si riempe, si fanno 10 agitazioni si svuota
  • si riempe, si fanno 20 agitazioni si svuota
  • si riempe, si fanno 40 agitazioni si svuota (opzionale ma si dorme più tranquilli)
Il momento tanto atteso, l'apertura della tank e la visione delle prime immagini

L'ultimissimo passaggio prima dell'apertura consiste in un risciaquo con una sostanza che si chiama imbibente, altro non è che un tensioattivo, utile per fa scorrere velocemente le gocce di acqua ed evitare ristagni calcarei nell'asciugatura da appesi.
Il momento pù atteso è arrivato, quello della verità, finalmente si scopre se tutto o quasi è andato per il verso giusto, il pargolo che vede la luce senza la paura di essere impressionato!
Un ultimo controllo sul negativo, e se dovesse presentare un alone rosa su tutti i fotogrammi vuol dire che non è stato lavato bene dopo la fase di fissaggio, in questo caso è consigliabile ripetere il metodo ilford.

Il negativo sviluppato appeso ad asciugare in tutta la sua bellezza

Ci siamo quasi, tra un pò si riposa ma prima si appende il film, rigorosamente nella doccia di casa, quale miglior posto? In molti consigliano di far scorrere un pò di acqua calda in modo da permettere alle micro goccioline di vapore di intrappolare le particelle di polvere in sospensione che altrimenti si andrebbero a depositare sulla pellicola. Finita questa fase di asciugatura, che dipende dalla temperatura che avete nelle vostre case, si passa al taglio e alla catalogazione, i negativi si conservano al meglio nelle buste di pergamino e poi in un raccoglitore che sarà tenuto in posto chiuso senza fonti di luce e umidità eccessiva. Nello scrivere il contenuto della pellicola sul pergamino, per non avere residui polverosi di grafite, si consiglia di utilizzare una matita grassa tipo 8B.


Dopo questa carrellata di foto e relative didascalie è il momento di uscire dall'impersonale.
Le nozioni tecniche e i procedimenti possono creare un clima di freddezza nel fruitore di questo articolo, ma se ci soffermiamo un attimo a leggere da un altro punto di vista pensando che questa è la procedura per ottenere delle immagini che va avanti da circa 150 anni e sulla quale si è basata la fotografia fino a qualche tempo fa, ecco che tutto questo susseguirsi rigido e schematico ha un nuovo sapore. A differenza del digitale, qui il negativo è tangibile, esiste, non è formato da numeri salvati su una memoria. Detto questo non vogliamo assolutamente screditare il digitale che ha offerto molte nuove possibilità lavorative ma personalmente ottenere una buona foto e seguirla in tutta la sua procedura (scatto, sviluppo, stampa) nella maniera tradizionale è un compiacimento individuale e professionale. Vi esortiamo quindi a provare, almeno una volta nella vita. Caricate un rullino nella macchina fotografica di qualche parente trovata abbandonata in soffitta!!

Buona luce da beRAW photography